Archivos de la categoría Testigos de Jehová

Testemunhas de Jeová celebram a morte de Cristo, em Rondônia.

Testemunhas de Jeová celebram a morte de Cristo, em Rondônia.

As Testemunhas de Jeová celebram a morte de Cristo no dia 22 deste mês, após o pôr-do-sol. O evento ocorrerá nas catorze congregações distribuídas em Porto Velho, onde haverá uma palestra bíblica recordando a morte de Cristo, a importância e as bênçãos desse fato para a atualidade. Eles se reúnem para cumprir o que Jesus disse em Lucas 22:19: “Persisti em fazer isso em memória de mim”.Na congregação Central localizada na avenida Campos Sales, Bairro Areal, a reunião da comemoração será às 20h.

Práticas da Comemoração

A comemoração, anual, inclui palestras bíblicas e cânticos de louvor a Jeová Deus. Também, envolve distribuir pão sem fermento ou não levedado e taça com vinho puro, sem aditivos, nas mãos dos presentes. O pão representa o corpo de Jesus e o vinho, sangue. Não há decoração especial ou reverências a algum objeto. Nem são realizadas coletas de dinheiro e os visitantes podem assistir às reuniões sem compromisso religioso.

Ovos de páscoa ou pães quentes marcados com cruz, também não fazem parte da comemoração desta organização.

O livro Easter and Its Customns (Easter [Páscoa] e Seus Costumes) declara que a cruz era um símbolo pagão muito antes de obter seu significado duradouro dos eventos da primeira Sexta-Feira Santa, e pães e bolos, às vezes eram marcados com ela nos tempos pré-cristãos.

Por causa dessas ligações pagãs, a organização não participa de qualquer ritual ligado a Páscoa.

Data de comemoração

Assim como o aniversário de uma pessoa cai em dias diferentes da semana a cada ano, assim também ocorre com a data de comemoração da morte de Jesus Cristo pelas Testemunhas de Jeová.

Neste ano, os membros da organização comemoram o evento no dia 22, porque esta data corresponde ao dia 14 do mês de nisã, do calendário judaico, ocasião em que Jesus morreu. As testemunhas de Jeová entendem que se deve celebrar o fato no dia do mês e não o dia da semana.

“É a data mais importante para as Testemunhas de Jeová, porque, neste dia, Jesus deu sua vida para salvar os que exercem fé nele, segundo o texto de João 3:16, diz o membro da organização, Francisco Pinto de Souza.

Campanha de divulgação do evento

As testemunhas de Jeová divulgam o evento por meio da entrega mundial de um convite intitulado: Nunca ninguém demonstrou tanto amor assim. O conteúdo deste material envolve responder perguntas relacionadas a vida de Jesus e as influencias de seus ensinamentos na vida pessoal. A distribuição deste material iniciou no dia 1 de março e terminará no dia 22 deste mês. Não há discriminação de convidados. Pessoas de todas as crenças, cor e nível social estão convidadas a participar desta celebração.

Segundo o Anuário das Testemunhas de Jeová (Relatório de atividades), a assistência mundial da comemoração da morte de cristo, em 2007, foi de 16,6 milhões de pessoas.

http://www.correaneto.com.br/noticias/03/18_3_08testemunhas.htm

I testimoni di Geova di S.Benedetto commemoreranno la morte di Gesù

S.BENEDETTO – I testimoni di Geova di S.Benedetto commemoreranno la morte del nostro Signore Gesù Cristo sabato 22 marzo, radunandosi dopo il tramonto alle 19,00 nella Sala Smeraldo dell’Hotel Calabresi e nella Sala del Regno situata in Via Manara 136 alle ore 20,00.
Si tratta della più importante celebrazione di questa confessione cristiana, che trae origine dal comando che diede Gesù stesso agli apostoli durante l’ultima cena: “Continuate a fare questo in ricordo di me”.
Ogni anno la Commemorazione della morte di Gesù viene celebrata dai testimoni di Geova nel giorno in cui secondo la tradizione morì il Figlio di Dio, corrispondente al 14 nisan del calendario ebraico.
Nello scorso anno hanno assistito in Italia  436mila, tra testimoni di Geova e simpatizzanti nelle oltre 3mila congregazioni. A livello mondiale sono stati oltre 17milioni coloro che si sono radunati per l’evento nelle 100mila comunità presenti in 236 paesi.
Come avviene in tutti gli incontri dei Testimoni, l’ingresso è libero e non si fanno collette.
La celebrazione avrà inizio con un canto e una breve preghiera. Dopodiché un ministro di culto pronuncerà un discorso per chiarire le ragioni per cui Geova Dio mandò Suo Figlio sulla terra a morire per tutta l’umanità.
Come fece Gesù durante l’ultima cena, durante il discorso saranno passati fra i presenti pane non lievitato e vino rosso, che per i testimoni di Geova simboleggiano rispettivamente il corpo e il sangue di Gesù.

Infine, un altro canto e una preghiera concluderanno la cerimonia, che durerà complessivamente circa un’ora.

http://www.ilmascalzone.it/articolo.php?id=14694

I TESTIMONI DI GEOVA DI NAPOLI RICORDANO LA MORTE DI GESÙ

I TESTIMONI DI GEOVA DI NAPOLI RICORDANO LA MORTE DI GESÙ

NAPOLI ― I testimoni di Geova di Napoli e provincia commemoreranno la morte del nostro Signore Gesù Cristo sabato 22 marzo 2008, radunati per l’evento nelle oltre 164 comunità presenti a Napoli e provincia.
Si tratta della più importante celebrazione di questa confessione cristiana, che trae origine dal comando che diede Gesù stesso agli apostoli durante l’ultima cena: “Continuate a fare questo in ricordo di me” (Luca 22:19).
Lo scorso anno hanno assistito alla celebrazione a Napoli e provincia quasi 30mila persone, tra testimoni di Geova e simpatizzanti. In Campania il numero è stato di oltre 52mila persone. In tutta Italia sono stati oltre 436mila coloro che si sono radunati per l’evento nelle 3mila comunità sparse su tutto il territorio nazionale. A livello mondiale sono stati più di 17,5 milioni coloro che si sono radunati per l’evento nelle 100mila comunità presenti in 236 paesi. Come avviene in tutti gli incontri dei Testimoni, l’ingresso è libero e non si fanno collette.
Ogni anno la Commemorazione della morte di Gesù viene celebrata dai testimoni di Geova nel giorno in cui secondo la tradizione morì il Figlio di Dio, corrispondente al 14 nisan del calendario ebraico.
La celebrazione avrà inizio con un canto e una breve preghiera. Dopodiché un ministro di culto pronuncerà un discorso per chiarire le ragioni per cui Geova Dio mandò Suo Figlio sulla terra a morire per tutta l’umanità.
Come fece Gesù durante l’ultima cena, saranno passati fra i presenti pane non lievitato e vino rosso, che per i testimoni di Geova simboleggiano rispettivamente il corpo e il sangue del Figlio di Dio.
Infine, un altro canto e una preghiera concluderanno la cerimonia, che durerà complessivamente circa un’ora.
http://www.afragolaweb.it/news_show.asp?id=942

I TESTIMONI DI GEOVA DI ALBA ADRIATICA RICORDANO LA MORTE DI GESÙ IN TRE LINGUE

I TESTIMONI DI GEOVA DI ALBA ADRIATICA RICORDANO LA MORTE DI GESÙ IN TRE LINGUE 19-03-2008 09:21:27 I testimoni di Geova di Alba Adriatica commemoreranno la morte del nostro Signore Gesù Cristo sabato 22 marzo, radunandosi dopo il tramonto alle 18,30 e alle 20,30 nella Sala Convegni in via Basile e nella Sala del Regno in spagnolo alle 19,15 e in cinese alle 20,45 Si tratta della più importante celebrazione di questa confessione cristiana, che trae origine dal comando che diede Gesù stesso agli apostoli durante l’ultima cena: “Continuate a fare questo in ricordo di me”. Ogni anno la Commemorazione della morte di Gesù viene celebrata dai testimoni di Geova nel giorno in cui secondo la tradizione morì il Figlio di Dio, corrispondente al 14 nisan del calendario ebraico. Nello scorso anno hanno assistito in Italia 436mila, tra testimoni di Geova e simpatizzanti nelle oltre 3mila congregazioni. A livello mondiale sono stati oltre 17milioni coloro che si sono radunati per l’evento nelle 100mila comunità presenti in 236 paesi. Localmente i presenti furono circa 400. Come avviene in tutti gli incontri dei Testimoni, l’ingresso è libero e non si fanno collette. La celebrazione avrà inizio con un canto e una breve preghiera. Dopodiché un ministro di culto pronuncerà un discorso per chiarire le ragioni per cui Geova Dio mandò Suo Figlio sulla terra a morire per tutta l’umanità. Come fece Gesù durante l’ultima cena, durante il discorso saranno passati fra i presenti pane non lievitato e vino rosso, che per i testimoni di Geova simboleggiano rispettivamente il corpo e il sangue di Gesù. Infine, un altro canto e una preghiera concluderanno la cerimonia, che durerà complessivamente circa un’ora.

http://www.teramonews.com/news/news/teg6a7w53v

Argentina :Testigos de Jehová, testigos del horror

MIEMBROS DE ESA IGLESIA RECLAMAN UNA REPARACION ECONOMICA POR LA PERSECUCION MILITAR

Testigos de Jehová, testigos del horror

La APDH patrocina a 530 testigos de Jehová detenidos por negarse a cumplir el servicio militar. Entre 1971 y 1984 hubo cuatro mil seguidores de ese culto presos. El punto máximo de persecución fue con Videla. Hubo casos de hasta siete años de cárcel. También se constataron torturas y muertes en cautiverio.

Por Santiago Rodríguez

http://static.pagina12.com.ar/fotos/20060511/notas/NA03FO01.JPG

Los testigos que se negaban a ser enrolados eran llevados presos a la cárcel de Magdalena.

La persecución sufrida en la Argentina por los miembros de la Iglesia de los Testigos de Jehová es una de las historias más graves de discriminación y autoritarismo ocurridas en el país que permanece en la oscuridad, desde sus inicios en el año 1971. “Los testigos de Jehová también fueron perseguidos por los nazis, pero en la Argentina vivieron un calvario a partir de la dictadura del general (Agustín) Lanusse, del que poco se conoce”, le dijo a Página/12 el abogado Ernesto Moreau, de la Asamblea Permanente por los Derechos Humanos (APDH), convertido en un experto en el tema. Esto fue a partir de que asumió la representación de 530 testigos de Jehová que le vienen reclamando al Estado argentino, desde el año 1998, una reparación “económica y como Iglesia” por haber estado presos “un promedio de tres a cuatro años, con algunos casos extremos de hasta siete años en la cárcel”, sólo por negarse a cumplir con el Servicio Militar Obligatorio, suprimido en 1994. “Ellos se negaban en razón de sus creencias, de la neutralidad que profesan y que los lleva a negarse a empuñar armas y a aprender su manejo porque ellos rechazan aunque más no fuera la idea de matar a una persona”, explicó Moreau. “Unos cuatro mil testigos estuvieron presos entre 1971 y 1987. El 35 por ciento de mis clientes fue torturado físicamente y todos sufieron tortura psicológica. Hay referencias de al menos tres muertes en cautiverio”, dijo Moreau.

“A los testigos de Jehová primero los persiguieron los nazis, incluso antes que a los judíos. A ellos les ponían sobre el pecho un triángulo de color púrpura. Hubo más de veinte mil que fueron llevados a campos de concentración en la Segunda Guerra Mundial y hubo unos cinco mil muertos”, explicó Moreau. “Pero también los demonizaron en la Argentina”, agregó Moreau, quien informó que la APDH se reunió el martes con la ministra de Defensa, Nilda Garré, para pedirle algunas medidas administrativas que permitan la incorporación de los seguidores de este culto a los beneficios de la ley 24.043, que contempla una serie de reparaciones para los civiles que fueron víctimas de la dictadura (ver aparte). “Hasta ahora, las causas de reparación económica presentadas por los testigos de Jehová fueron rechazadas, incluso por la Corte Suprema automática, allá por el 2000”, en el caso de Gabriel Alejandro Arcuri y de otros 22 testigos de Jehová.

“Ellos no pueden acceder al status de un preso político, por ejemplo, cuando han sido víctimas de una persecución sistemática que comenzó en el año 1971, con las sucesivas dictaduras de (Juan Carlos) Onganía y Lanusse”, sostuvo Moreau, quien entre los 530 casos tiene algunos de testigos que fueron detenidos “precisamente en el año 1971”. Lejos de mejorar, la situación de los seguidores del culto se tornó más dura en los años 1974-1975, durante el gobierno peronista de María Estela Martínez de Perón. “Sobre todo después de la asunción de Italo Luder como presidente provisional”, precisó Moreau, y de la declaración de guerra en todos los frentes para “aniquilar” a la “subversión”, que derivó en miles de muertes y desapariciones que todavía están siendo juzgadas.

La situación llegó a su punto máximo después del golpe de 1976. El 31 de agosto de ese año, un decreto firmado por el dictador Jorge Rafael Videla institucionalizó la persecución. “La secta en cuestión sostiene principios contrarios al carácter nacional, a las instituciones básicas del Estado y a los preceptos fundamentales de esta legislación. La libertad de cultos consagrada en los artículos 14 y 20 de la Constitución Nacional, por supuesto, se ve a sí misma limitada en el sentido de que las ideas religiosas no deben implicar la violación de las leyes o el atentado contra el orden público, la seguridad nacional, la moral o las buenas constumbres”, establecía el decreto 1867. Una de las supuestas “malas costumbres” de los testigos era negarse a ser soldados.

Entonces, la dictadura prohibió “toda actividad de los testigos de Jehová, toda literatura y la clausura de sus Salas del Reino y la Oficina Distrital”, organismos que son los que coordinan y desarrollan todas las tareas que realiza esta iglesia cristiana. En ese momento, en el país había 31.140 testigos de Jehová y 604 congregaciones. Se tenía también el dato preciso de que el 17 de septiembre de 1977 había 21 testigos de Jehová encarcelados en la Argentina, tal como se denunció en ese momento ante la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH), según consta en la documentación a la que tuvo acceso Página/12.

“La mayor concentración de presos, unas 700 personas, se dio entre los años 1981 y 1982, hacia el final de la dictadura, cuando se juntaron detenciones recientes y otras que venían incluso de antes del golpe militar del 24 de marzo de 1976”, precisó Moreau. Los últimos testigos de Jehová presos por negarse a cumplir el Servicio Militar Obligatorio recién pudieron salir en libertad en el año 1987, al igual que algunos presos políticos de la dictadura que siguieron en esa situación después de la asunción del ex presidente Raúl Alfonsín, el 10 de diciembre de 1983.

“Ellos, por su religión, tienen una filosofía de vida que es muy distinta a la nuestra y que a veces nos puede sorprender o diferenciar. De todos modos, en todos estos años que llevo tratando con ellos, he aprendido a admirarlos profundamente. Ellos fueron los primeros objetores de conciencia contra el servicio militar y junto con la movilización que se produjo a partir del caso del soldado (Omar) Carrasco, fueron los que ayudaron a su abolición”, aseguró Moreau.

En las unidades de reclutamiento, Cuerpo I de Palermo, Distrito San Martín o Campo de Mayo, los testigos de Jehová eran identificados en forma previa a la revisación médica. “Un oficial pasaba preguntando a los gritos: ‘¿Hay algún testigo de Jehová?’ y ellos solos se iban ubicando en una fila diferenciada del resto.” Los miembros del culto se negaban a cumplir el servicio militar, porque suponía aprender el manejo de las armas y la posibilidad de tener que matar a una persona.

“A cambio, ellos proponían cumplir un servicio civil sustitutivo que fuera beneficioso para la sociedad. Ellos nunca se profugaron, nunca tuvieron una actitud beligerante, pero igual fueron enviados a prisión por ‘insubordinación agravada’, un delito que, por lo general, era condenado con penas mayores a los tres años”, comentó Moreau. “Esa sentencia le permitía al Consejo Supremo de las Fuerzas Armadas sumar el agravante del PPR, sigla que significa prisión preventiva rigurosa.” Eso quería decir, en los hechos, que tenían que cumplir la pena “en celdas de castigo, aislados, incomunicados de los demás presos”.

La primera etapa se cumplía en prisiones militares como Magdalena o Campo de Mayo. Luego podían ser llevados a cárceles comunes, con un régimen de visitas y de relación con los demás detenidos, pero esa instancia tenía también su lado oscuro. “Cuando dejaban de estar incomunicados y los llevaban a una cárcel común, con el régimen común, la sentencia se cumplía al revés del beneficio del dos por uno. Cada dos días de cárcel se contaban como uno, motivo por el cual muchos de mis representados estuvieron hasta siete años en prisión, cuando la condena que habían recibido era menor.”

Durante el juicio, como ocurrió con los presos políticos de la dictadura, los testigos de Jehová “no tenían posibilidad de defensa, la condena era un hecho ineludible, y si llegaban a hablar en favor de su inocencia, la pena se agravaba”. Además de los testimonios que figuran en las distintas causas judiciales, que ocupan todo un placard del estudio de Moreau, el abogado de la APDH relató algunas de las experiencias vividas por sus representados. “Como se negaban a usar la ropa militar, porque estaba en contra de sus convicciones, muchos de ellos estaban desnudos, sólo con los calzoncillos y las medias, en algunos casos en regimientos del sur del país, en pleno invierno.”

“Otra forma común de humillación era hacerlos quedar en ridículo frente a los demás soldados. Los militares querían cambiarlos, ‘lavarles el cerebro’ y convertirlos en soldados, pero casi nunca lo lograron. Algunos fueron más astutos: los mandaban a la prisión del cuartel, desde el primerdía, y después informaban que los habían ‘reeducado’. Los militares que fracasaban en su intento de ‘convertir’ a los testigos de Jehová no tenían futuro en las Fuerzas Armadas. Era la sanción por haber fracasado.”

http://www.pagina12.com.ar/diario/elpais/1-66754.html

France : Memorial 2008

memorial2008.jpg

Chers membres et amis de la vérité,

Le 22 mars prochain, les Témoins de Jéhovah du monde entier vont commémorer la mort de Jésus Christ, comme il nous l’a lui-même demandé : “Continuez à faire ceci en souvenir de moi” – Luc 22:19.

Tous les ans, nous effectuons ce rappel sur nos espaces afin que vous puissiez garder présent à l’esprit que cet évènement est de la plus haute importance.

En effet, en donnant sa vie pour l’humanité affligée, Jésus nous a donné une bonne raison de vivre afin d’obtenir la vie éternelle sur la terre pour beaucoup d’entre nous. “Ceci signifie la vie éternelle : qu’ils apprennent à te connaître, toi, le seul vrai Dieu, et celui que tu as envoyé, Jésus Christ.” – Jean 17:3

Dans la parole de Dieu, la Sainte Bible, Jésus dit : “De même que le Père vivant m’a envoyé et que je vis à cause du Père, ainsi celui qui se nourrit de moi, celui-là aussi vivra à cause de moi.” — Jean 6:57.

L’objectif est de redonner aux humains la perfection physique et la perspective de la vie éternelle. Pour cela, Jéhovah a donné la vérité, “la parole de vie”. (Jean 17:17 ; Philippiens 2:16.) En suivant la vérité, on parvient à connaître la disposition prise par Dieu en la personne de Jésus Christ, qui s’est donné lui-même “comme rançon en échange de beaucoup”. – Matthieu 20:28.

Afin d’en savoir davantage sur le sens du sacrifice de Jésus, vous êtes cordialement invités à vous joindre à nous pour ce jour spécial.

Pour connaître un lieu de commémoration proche de chez vous, contactez :


l’Association Cultuelle les Témoins de Jéhovah de France
Adresse postale : B.P. 625, 27406 Louviers Cedex
Téléphone : 02.32.25.55.55
Télécopie : 02.32.25.56.56Que Dieu vous bénisse

Entrée gratuite

Fur Elise R.Clayerman & J. Last Bible Scriptures

Have your Bibles ready and pause if you need to..follow along on some of my favourite Bible readings..set to a backdrop of Jehovah God’s “Artwork”..music is ‘Fur Elise’ composed by Ludwig Von Beethoven..performed by Richard Clayderman and James Last..I pray this becomes popular as I’m seriously considering doing more of this..so please let me know what you think! Christian Brotherly Love..Mike from Canada

Jehovah is my Shepherd – Salmo 23 – Jeová é o meu Pastor.

Salmos 23:1-6 Uma melodia de Davi.
1 Jeová é o meu Pastor.
Nada me faltará.
2 Ele me faz deitar em pastagens relvosas;
Conduz-me junto a lugares de descanso bem regados.
3 Refrigera a minha alma.
Guia-me nos trilhos da justiça por causa do seu nome.
4 Ainda que eu ande pelo vale da sombra tenebrosa,
Não temerei mal nenhum,
Porque tu estás comigo;
Tua vara e teu bastão são as coisas que me consolam.
5 Aprontas diante de mim uma mesa perante os que me são hostis.
Untaste-me a cabeça com óleo;
Meu copo está bem cheio.
6 Decerto, a própria bondade e benevolência estarão no meu encalço todos os dias da minha vida;
E eu vou morar na casa de Jeová pela longura dos dias.

Psalms 23:1-6 A melody of David.
1 Jehovah is my Shepherd.
I shall lack nothing.
2 In grassy pastures he makes me lie down;
By well-watered resting-places he conducts me.
3 My soul he refreshes.
He leads me in the tracks of righteousness for his name’s sake.
4 Even though I walk in the valley of deep shadow,
I fear nothing bad,
For you are with me;
Your rod and your staff are the things that comfort me.
5 You arrange before me a table in front of those showing hostility to me.
With oil you have greased my head;
My cup is well filled.
6 Surely goodness and loving-kindness themselves will pursue me all the days of my life;
And I will dwell in the house of Jehovah to the length of days.