Il Giorno della Memoria: per non dimenticare

Il Giorno della Memoria: per non dimenticare

In ricordo delle “vittime dimenticate”
art516vkodpyxmgqbeqahul.jpg

Non si cancella il passato … chi non conosce la storia sarà costretto a riviverla.
C’è quindi un “tempo” per ricordare.

Durante i 12 anni del regime nazista milioni di persone vennero imprigionate nei campi di concentramento. Per distinguere le varie categorie di prigionieri i nazisti idearono un sistema di distintivi di diverso colore da portare sugli abiti. Ogni deportato aveva un triangolo colorato sulla sua uniforme.

I Testimoni di Geova, unico gruppo religioso perseguitato a motivo delle proprie convinzioni religiose già dal 1933, ricevettero dai nazisti un triangolo di stoffa viola.

I Testimoni di Geova per coerenza alla logica della loro dottrina e alla propria fede, si ritenevano allora e si ritengono a tutt’oggi, un gruppo religioso apolitico e neutrale in tutti quegli affari militari e politici interni alle nazioni. L’isolamento dagli affari politici adottato dal gruppo religioso dei Testimoni di Geova, ci riconduce storicamente agli albori del cristianesimo apostolico e post-apostolico.

Già nel primo secolo se ne riscoprivano eguali le radici nelle motivazioni, soprattutto con varie reiterate accuse da parte di pagani, fatte ai cristiani principalmente su un loro presunto “isolamento sociale”, un isolamento che venne visto e inteso, come una forma di ribellione allo Stato, inoltre quelle accuse, se vogliamo anche logiche di misantropia (amiksia misantropia, Tacito, Annales 15, 44) che l’impero romano aveva già da tempo rivolto al giudaismo, si riversò successivamente per riflesso e riverbero, ma con modi estremamente ingiustificati e con fini malevoli e infamatori, sui Cristiani appunto, per la loro ostentata neutralità verso l’ impero e la sua politica.

Notevole resta ancora oggi, per la critica avverso ai Cristiani, le teorizzazioni contro le loro posizioni neutrali di fede, volute da Celso, il quale era fortemente preoccupato per la consolidata prassi cristiana dell’isolamento sociale, ritenendo che se l’Imperatore restava solo, abbandonato da tutti, i beni della terra cadrebbero in mano ai barbari, quindi l’isolamento dei cristiani dal potere politico era cosa grave e pericolosa per tutta la cultura ellenico-romana.

I circa 20.000 Testimoni di Geova presenti in Germania, tra il 1933 e il 1945, “furono tra i maggiori oppositori del Nazismo …”, scriverà lo storico J.S. Conway nel suo volume The Nazi Persecution of the Churches 1933-1945.

“E’ sorprendente che nessuna altra setta religiosa abbia sofferto tanto sotto il nazionalsocialismo quando gli Zelanti Studenti Biblici” commentò Michael H. Carter, autore di un articolo pubblicato nel 1969.

I motivi oggettivi dell’ intensa persecuzione, non fu dovuta soltanto alla loro mancata partecipazione al voto, ma soprattutto ed essenzialmente alla loro posizione neutrale e al loro convinto e fermo pacifismo che non permise alle coscienze dei testimoni di appoggiare, sostenere o perfino incoraggiare, sia la preparazione che l’impegno materiale di una futura e certa guerra.

Ricorderà il particolare summenzionato la giornalista e scrittrice Margarete Buber-Neuman, nella sua biografia edita nel 1948 “Prigioniera di Stalin e di Hitler” dove per l’occasione rievocherà alla pagina 224 del suo volume, tali eventi:

“In un certo senso le Testimoni di Geova si potevano ritenere delle “prigioniere volontarie”. Infatti per essere rilasciate sarebbe stato sufficiente presentarsi dal capo-sorvegliante e firmare una dichiarazione con la quale abiuravano la loro fede. Il testo del documento suonava all’incirca così: “CON LA PRESENTE DICHIARO CHE DA QUESTO MOMENTO NON SONO PIU’ UNA TESTIMONE DI GEOVA E NON PRESTERO’ PIU’ IL MIO SOSTEGNO ALL’UNIONE INTERNAZIONALE DEI TESTIMONI DI GEOVA, NE’ CON LA PREDICAZIONE, NE’ CONGLI SCRITTI”. Sino al 1942 le Testimoni che decisero di apporre la propria “firma” restarono degli isolati casi sporadici. … Una volta domandai ad una di loro: “Non riesco a capire perché non firmiate. Cosa vi impedisce di continuare a perseverare nella vostra fede e di agire in segreto? Sarete molto più utili alla causa del vostro movimento che farvi annientare in un campo”. “NO!” replica la donna, “un simile comportamento non si concilia con la nostra dottrina. Concedere la nostra firma alle SS significherebbe stringere un patto con il demonio. Durante la nostra convivenza notai che le Testimoni soffrivano di buon grado in nome della loro fede, certe di essere poi ricompensate all’avvento dell’Armagheddon, ed accoglievano il martirio delle loro “sorelle”, senza dar prova di mestizia o sofferenza.
Siglavano la fine spesso orribile delle loro compagne dicendo: “sono arrivate alla fine del viaggio. Ormai sono più felici di noi”.

Anche Geneviéne De Gaulle, nipote del generale francese C. De Gaulle, deportata nel campo di Ravensbruck ricorda così, con una memoria datata 8 agosto 1945, alcune donne Testimoni internate che conobbe:

“Le studiose della Bibbia tedesche furono le prime ad essere rinchiuse colà; in numero sempre crescente queste donne imprigionate hanno prosciugato acquitrini, spianato delle dune ed hanno costruito delle baracche e dei muri …. Ho una vera ammirazione per esse, … appartengono a diverse nazionalità: tedesche, polacche, russe o ceche ed hanno subito per la loro credenza delle grandi sofferenze. I primi arresti avevano avuto luogo dieci anni prima e la maggior parte di quelle che erano state condotte nel campo allora erano morte a causa dei maltrattamenti che avevano dovuto subire, o erano state giustiziate. … Avrebbero potuto essere liberate subito se avessero rinunciato alla loro fede. Al contrario NON cessavano di resistere, riuscendo perfino ad introdurre libri e dei trattati cha hanno valso per esse l’impiccagione. Nel mio blocco ho conosciuto bene tre studiose della Bibbia di nazionalità ceca … ho assistito io stessa a delle scene molto penose, nelle quali le ho viste percosse e morse dai cani, senza che per questo esse rinunciavano alle loro decisioni. … per rimanere fedeli alle loro credenze la maggior parte ha sempre rifiutato di partecipare alle industrie di guerra, ciò che è valso loro maltrattamenti ed anche la morte”.

Duemila anni fa, le stesse cose erano dette dagli allora “primi” cristiani quando alcuni loro compagni di fede venivano sbranati nelle arene dell’impero di Roma. Così Tertulliano nell’Apologetico tramanda per i suoi attenti lettori:

“Ma allora voi ci direte, perché vi lamentate che noi vi perseguitiamo, dal momento che avete optato per la persecuzione? … Si lo abbiamo voluto e lo vogliamo …, noi vogliamo soffrire …. La nostra guerra è l’essere trascinati dinnanzi a tribunali per combattere con pericolo di morte dinnanzi a loro in difesa della verità, e la nostra vittoria è il raggiungere la meta per cui abbiamo accettato di credere. Chiamateci pure “GENTE DA PALO” e “GENTE DA PATIBOLO”, … Proprio ieri condannando una giovane cristiana al … leone, avete riconosciuto che la contaminazione della pudicizia è per noi più atroce di ogni pena, più mortale di ogni morte … Questa è la dialettica fra le cose divine e le cose umane: voi ci condannate, Dio ci assolve”.

Alcuni Testimoni di Geova, patirono fino alla morte, senza sottrarsi alla conseguenze dettate dalla propria fede. Per la cronaca essi furono:

Riet Narciso, arrestato in Italia dall’esercito tedesco in ritirata, e deportato in Germania. Fu condannato a morte perché Testimone di Geova. Fu assassinato dai suoi carnefici nazisti, nei primi mesi del 1945.

Hochrainer Luigi (Alois), dopo 10 mesi di carcere in Austria, perché predicatore dei Testimoni di Geova, fu arrestato delle SS nel 1940 in Italia, dove la polizia politica fascista già lo vigilava costantemente (ACS G1 b. 313). Deportato successivamente in Germania, dove morirà, se ne perdono completamente le tracce.

Doria Salvatore, arrestato dall’OVRA il 15.11.1939, condannato a 11 anni di Carcere dal Tribunale Speciale Fascista, venne scarcerato il 24.8.1943, per essere subito e di nuovo arrestato a Sulmona (AQ) dall’esercito tedesco occupante e deportato in Germania. Fu “ospite” in due differenti campi di concentramento di quella nazione; venne liberato solo nel 1945. Morirà a Roma, nel 1951, a causa di gravi problemi fisici contratti nella triste e lunga prigionia.

I Tesitimoni di Geova colpiti dal nazismo, in Germania, furono circa 10.000. Gli arrestati e internati a vario titolo furono oltre 6.000. Circa 2.000 morirono per stenti,fame, malattie o privazioni. Mentre 250 furono quelli assassinati dalla follia satanica del Regime Nazista.

Come quelli del I secolo, questi fedeli martiri del XX secolo hanno reso intrepida testimonianza che Geova è il solo vero Dio e che è degno della nostra incrollabile fede e lealtà. — Rivelazione (Apocalisse) 4:11.
art264qicpronyrftdgajqc.jpg

Tratto da un articolo redatto da Claudio Pace. Per una esauriente spiegazione dei fatti storici, vi invitiamo a consultare il sito: www.triangoloviola.it

Deja un comentario

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *